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Covid-19: la situazione attuale in Africa e le iniziative di Harambee. Intervista su Radio Vaticana a Rossella

05/07/2020 05:27 PM

Harambee

Covid-19: la situazione attuale in Africa e le iniziative di Harambee. Intervista su Radio Vaticana a Rossella Miranda, responsabile comunicazione Harambee.

Covid-19: la situazione attuale in Africa e le iniziative di Harambee. Intervista su Radio Vaticana a Rossella Miranda, responsabile comunicazione Harambee.

Federico Piana:

Cambiamo argomento e andiamo in Africa perché l'Africa è stata colpita dalla pandemia, i numeri però sono ancora bassi, perlomeno quelli ufficiali, non si fanno tanti tamponi e lì la situazione è drammatica anche dal punto di vista sanitario però sarà il continente che pagherà di più e c'è una sorta di mobilitazione molto importante che la Chiesa sta facendo. Io do il benvenuto a Rossella Miranda, responsabile Harambee Africa International, che ci racconta un po' come sta andando la questione e questa mobilizzazione appunto di Harambee Africa International. Benvenuta Rossella, grazie per essere con noi! 

 

Rossella Miranda:

Grazie, buongiorno e grazie tante per questa opportunità così preziosa. Harambee Africa International è impegnata da oltre vent'anni nel promuovere migliori condizioni di vita nel continente africano e questo è un momento particolare e difficile. L'emergenza del Covid-19 che stiamo vivendo è un tempo di sofferenza per tutti e di grandi preoccupazioni e sappiamo che appunto la pandemia sta affliggendo ogni nazione senza distinzioni di razza, condizione economica, collocazione geografica, questo ci fa quindi avvertire con maggiore intensità, che siamo tutti globalmente interconnessi e non possiamo quindi esistere indipendentemente dagli altri. Ciò che riguarda uno finisce per riguardare tutti, è per questo motivo che in questa situazione è opportuno occuparsi anche di chi è maggiormente in uno stato di necessità, perché è vero che, se all'inizio di questa pandemia ci pensava che il continente africano potesse essere risparmiato, gli ultimi dati ci dicono che i casi, purtroppo, stanno aumentando. Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ci sono voluti 98 giorni per raggiungere i primi 100.000 casi e solo 18 giorni per passare a 200.000 contagiati, quindi lo scenario sta cambiando decisamente. Quello che preoccupa, forse ancora di più, non è soltanto lo stato di salute della popolazione ma, come dicevi, le conseguenze collegate alla diffusione del virus e le conseguenze economiche e sociali perché, in contesti particolarmente vulnerabili, è sì complicato gestire il virus perché l'assistenza sanitaria è precaria e insufficiente, ma le conseguenze sulla vita quotidiana della gente sono veramente molto forti. In molti Paesi, in molti contesti, la malnutrizione è molto diffusa, c'è un sovraffollamento abitativo per cui il virus rende difficile proprio l'accesso a quelle che sono le risorse necessarie per vivere, quindi non solo salute, ma acqua, cibo. L'impatto del coronavirus quindi rischia di portare ad una crisi alimentare e nutrizionale che è ben al di là di quelle attuali. Dobbiamo dire che noi registriamo una mobilizzazione da parte dei governi sin da subito; hanno tentato di implementare misure di contenimento del Covid-19, ma ricordiamo che, in Africa, chiusure distanziamenti non sono sempre proponibili, l'economia è un'economia prevalentemente informale, i lavori sono alla giornata, la gente per mangiare ha bisogno di uscire di casa e, se proprio dobbiamo andare avanti in questo approfondimento, potrei anche citare il problema, il disastro, collegato alla seconda ondata di cavallette. L'Africa orientale, innanzitutto, è in devastazione proprio per queste locuste che arrivano dal deserto e che stanno distruggendo le colture, mettendo a rischio la sicurezza alimentare. Decine di migliaia di ettari di terreni coltivati e pascoli sono stati già danneggiati in Etiopia, Kenya, Somalia; quindi le conseguenze sulla malnutrizione, sulla possibilità di sfamarsi per intere popolazioni, veramente sono drammatiche. 

 

Federico Piana:

Diciamo che la pandemia è solamente un'ennesima situazione d'emergenza perché lì, mi raccontavano, che le persone svengono per strada, vengono prese e portate chissà dove, non si fa il tampone. Soprattutto, già si muore di altre malattie, quindi sono abituati anche a questo purtroppo. I conti non tornano anche dal punto di vista della pandemia, nessuno sa qual è la vera diffusione, perché non c'è un vero controllo a monte.

 

Rossella Miranda:

Assolutamente, dati certi non esistono e veramente le incognite sull'evolversi della pandemia sono davvero innumerevoli. Anche la comunità scientifica non riesce a elaborare delle ipotesi più o meno verosimili. Si parlava di una ipotetica immunità genetica, di temperature più calde che potevano rendere il virus meno attivo, la popolazione giovane, l'età della popolazione molto giovane. Fatto sta, però, che i casi stanno aumentando e soprattutto le misure rendono difficile il vivere quotidiano.

Allora, di fronte a tale scenario, Harambee, con i suoi comitati presenti in diversi Paesi del mondo, ha deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi congiunta per sostenere proprio le iniziative di emergenza di alcuni ospedali che sono già nostri partner in Nigeria, in Costa d'Avorio e nella Repubblica Democratica del Congo. Si tratta di strutture che sono impegnate quotidianamente nell'assicurare assistenza medica e formazione sanitaria alle fasce più deboli, a quelle persone che non sono in grado di assumere il costo delle spese mediche. Ecco, questi ospedali, in questo momento, hanno bisogno di noi. Le prime richieste che ci sono pervenute riguardano naturalmente tutte quelle misure per la protezione dal contagio; proprio per questo noi abbiamo preparato una sezione web sul nostro sito molto semplice che permette di collegare i singoli costi alle necessità, ai beni richiesti. In questa situazione, di fronte a problemi che sono globali e che necessitano di soluzioni complesse e globali, ciascuno di noi può fare la differenza, perché basta veramente un piccolo piccolo aiuto. Tanto per citare alcune di queste richieste, possiamo sapere che, per esempio, con 40€ assicuriamo un kit di protezione ad un operatore sanitario, con 250€ contribuiamo ad attrezzature per la terapia intensiva - mancano proprio le strutture dedite alla terapia intensiva. Per esempio, in Kenya, su 50 milioni di abitanti si contano un centinaio di strutture disposte ad accogliere i casi più gravi. Per sanificare i locali, per un giorno, sono necessari 25 €, e poi ci sono le campagne di prevenzione, di formazione e di sensibilizzazione, che sono importantissime. Questi ospedali sono fortemente impegnati in queste iniziative, perché la prevenzione, come si sa, è fondamentale, e queste campagne sono rivolte particolarmente alle donne.

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